
A Banda
Chico
Buarque, 1966
Estava a toa na vida,
O meu amor me chamou
Pra ver a banda passar,
Cantando coisas de amor
A minha gente sofrida,
Despediu-se da dor
Pra ver a banda passar,
Cantando coisas de amor
O homem sério que contava dinheiro, parou
O faroleiro que contava vantagens, parou
A namorada que contava as estrelas,
Parou para ver, ouvir e dar passagem
A moça triste que vivia calada, sorriu
A rosa triste que vivia fechada, se abriu
A meninada toda se asanhou
Pra ver a banda passar,
Cantando coisas de amor
O velho fraco se esqueceu do cansaço e pensou
Qu'inda era moço pra sair no terraço e dançou
A moça feia debruçou na janela
Pensando que a banda tocava pra ela
A marcha alegre se espalhou na avenida e insistiu
A lua cheia que vivia escondida, surgiu
Minha cidade toda se enfeitou
Pra ver a banda passar,
Cantando coisas de amor
Mas para meu desencanto,
O que era doce acabou
Tudo tomou seu lugar,
Depois que a banda passou
E cada qual no seu canto,
Em cada canto uma dor
Depois da banda passar,
Cantando coisas de amor.

Alcune notizie sul brano...
Scritto nel 1966 da Francisco Buarque de Hollandia, in arte Chico Buarque e pubblicato per la prima volta nell'album "Chico Buarque de Hollandia" di cui è il pezzo di apertura, è divenuto forse il suo brano più conosciuto, anche per via di un'aria solo all'apparenza semplice e quasi elementare, ma comunque estremamente orecchiabile nella sua "allegria ed ingenuità".
C'è chi giura che l'idea del brano gli sia giunta mentre attendeva di assistere al cambio della guardia a Buckingham's palace, a Londra, durante la turnèe con il musical "Morte e vida severina". Pur senza escludere questa ipotesi, ciò che si ricorda è di una notte al Sandchurra, un bar che si trovava nella Galeria Metrópole, nel centro di São Paulo, dove aveva sentito Gilberto Gil cantare "Rancho da rosa encarnada", e pensò: "Devo scrivere una musica da portare qui al festival." "A Banda" (interpretata da Chico Buarque e Nara Leão) (guarda il video originale!)ha condiviso il primo posto con "Disparada" di Geraldo Vandré e Théo de Barros al II Festival della Musica Popolare Brasiliana. Il produttore Zuza Man de Mello che ne era il presentatore, affermò: "Uno dei due brani ha vinto". Ma il nome del vincitore non fu mai comunicato, sulla base di un accordo stipulato quella notte con il direttore della TV brasiliana Record, Pablo Axe de Carvalho Filho - ma non è difficile immaginare quale fosse. Zuza ricevette i fogli coi nomi dei giurati ed il voto da loro espresso e l'istruzione di conservarli in un luogo sicuro. "Non lo faccia vedere a nessuno" gli raccomandò chi glielo affidò. E così fece. I foglietti furono depositati in una cassaforte nella casa di Zuza, che solo molti anni più tardi li restituì a Pablo Axe de Carvalho Filho; secondo lo scrittore Roberto Freire, membro della Giuria: "Chico non voleva, in alcun modo, essere l'unico vincitore." Diviso il premio, ogni brano ricevette approssimativamente 6800$.
Poco tempo dopo un 45 giri di Nara Leão contenente "A Banda" giunse a vendere centomila copie in meno di una settimana, fatto considerevole per il tempo. In maniera machiavellica, la Dittatura utilizzò "A Banda" in una campagna per il reclutamento militare - e, a seguito della protesta formale di Chico, la responsabilità fu fatta ricadere sull'agenzia di propaganda che aveva fatto l'annuncio. (dopo la protesta la musica fu rimossa dal messaggio pubblicitario).
Non ci volle molto perchè "A Banda" arrivasse in ogni angolo del mondo, anche se non furono rare alcune versioni assurde. Quella tedesca, per esempio, firmata da Weyriche Conta, suonava più o meno così:
E certamente quest'anno
si può già preveder
che il mondo della moda porterà
ciò che piace a Rosita
quando in Mexico, di notte
al carnevale se ne va...
Una moda come la banda
ancora non vista non s'è
le noci di cocco si trasformano in vestiti
il trucco continua la banda è là!
(da Humberto Werneck in Chico Buarque Letra e Música, Cia da Letras, 1989)
Curiosità
"A banda" raggiunge il successo sia nella prima versione di Nara Leao sia nella successiva versione cantata dallo stesso autore. Sempre nel 1966 viene cantata anche da Astrud Gilberto. In Italia è famosissima la versione interpretata da Mina (album "La Banda", 1967) con parole di Amurri, che mantiene la naturale freschezza dell'originale eliminando però il richiamo alla durezza della vita quotidiana. Ottenne un grande successo raggiungendo le primissime posizioni nelle classifiche di vendita. Anche Chico canterà la versione italiana del suo successo durante il suo soggiorno in Italia.
Da segnalare infine la versione italiana del
gruppo sardo dei Bertas
con il titolo "La bamba"
e con testo differente. Tra gli altri interpreti ricordiamo Herb
Alpert & The Tijuana Brass (1967),
Roberto Delgado
(1982),
Les Baxter,
Paul Mauriat
(1973),
Los Locos,
Dalida
in una versione in francese ("La
banda", 1967,
testo di Daniel Faure),
France Gall
in una versione in tedesco "A
Banda (Zwei
Apfelsinen im Haar)" con testo
di Fred Conta - Fred Weyrich.


Analisi del testo
“A Banda” è un’altra metamorfosi del Carnevale – che attraversa la realtà, "cantando cose d’amore", trasfigurandola. Il suo passaggio modifica il modo di essere di molte persone differenti: l’uomo serio, il guardiano del faro, l’innamorata, la giovane triste, i bambini, il vecchio stanco, la ragazza brutta – tutti, sintetizzato in:
"Il mio popolo sofferente
Che dimentica il dolore
Nel vedere la banda passare
Cantando cose d’amore"
Si tratta, evidentemente, della chiamata orfica del canto, della musica, del ritmo, della danza, che spezza il principio di individuazione, che rompe l’isolamento degli individui. “A Banda” è un vero corteo dionisiaco, il cui passaggio non solo modifica il mondo umano, ma trasfigura tutta la natura.
"La rosa triste che viveva chiusa si
aprì,
La luna piena che viveva nascosta sorse"
Una comunione fra ciò che gli uomini e la
Natura partecipano:
"Sull’incanto di Dioniso, è insufficiente dire che la fraternità
rinasce: la natura, divenuta estranea, ostile o ridotta in schiavitù,
celebra la sua riconciliazione con l’uomo, il suo figliol prodigo (...)
In questo momento lo schiavo è un uomo libero; in questo momento si
vedono crollare tutte le barriere e le costrizioni che la necessità,
la volontà e la "moda insolente" hanno stabilito fra gli
uomini. In questo momento, nel vangelo dell’armonia universale, ciascuno
è avvertito non solo unito, riconciliato, confuso col prossimo, ma
un tutt’uno con esso, come se il velo di Maia si squarciasse e solo
i suoi brandelli fluttuassero intorno al mistero dell’unità primitiva.
È attraverso il canto e la danza che l’uomo si manifesta come
membro di una collettività che lo supera." (Nietzsche:
La Nascita della tragedia)
Ma questo stato di comunione ed euforia che il corteo dionisiaco istaura è
fugace, dura solo per la durata della canzone:
"Ma con mio gran disinganno
Ciò che era dolce finì
Ogni cosa ritornò al suo posto
Dopo che la banda passò
Ed ogni cosa al suo posto
E in ogni posto un dolor
Dopo che la banda passò
Cantando cose d’amor"
Dopo che la banda passò, la realtà nuovamente si disillude. In “Tem mais samba”, una delle prime composizioni di Chico, la sofferenza è scongiurata dal samba.
Da: Desenho mágico, Adélia Bezerra de Meneses, Editora Hucitec, 1982 Parte I - Lirismo Nostágico, pag. 54
Il passaggio di una banda risveglia la gioia ed il piacere in un gruppo di persone, immerse nella monotonia delle loro vite poco importanti. Ma l’incantesimo ha soltanto la dimensione d'une canzone, e torna tutto alla routine precedente nel momento in cui la musica cessa di essere percepita. Nascondendo il dolore, la disperazione, l'immobilità, la banda simbolizza l'importanza della musica per la vita. Nella visione del poeta, la musica è amore, emozione, movimento; il silenzio: tristezza, sofferenza, solitudine. È una composizione tipica della fase iniziale di Chico Buarque, con il suo stile lirico-narrativo.
Fonte: “85 anos de Música Brasileira” Vol. 2, 1ª edição, 1997, editora 34
Così ne ha scritto la stampa...
La difficoltà, al momento, è vedere
passare una banda, che canti cose d'amore. Poiché tutti andiamo cercando
amore, in quantità tale che ci rallegri, ci riunisca, ci dia pazienza
e speranza, forza, capacità di comprendere, perdonare, andare davanti.
Un amore che sia vascello, casa, oggetto scintillante, che ci vaccini contro
il brutto, il triste, il male, l'assurdo che stiamo vivendo e testimoniando.
L'ordine è aprire la finestra, aprire se stessi, salire sul terrazzo
come ha fatto il vecchio che era stanco, ma vi è salito ugualmente;
è correre nelle strade sulla scia dei bambini, e vedere ed ascoltare
la banda che passa. Viva la musica, viva il soffio d'amore che la musica e
la banda vanno portando, Chico Buarque
de Hollanda per primo, e chi restaura noi, palazzi ipotecati in rovina,
giardini calpestati, cisterne asciutte, ricompensandoci della perduta fiducia
verso gli uomini e le loro promesse, della perdita dei sogni che la delusione
sentimentale ha cristallizzato, e che sono ora come il
cappotto consunto, la pelle scavata da cui è fuggita la bellezza, la
polvere nell’aria, in mancanza d’aria.
La felicità generale con la quale è stata accolta questa “Banda”
così semplice, così brasiliana ed anche antica nella sua tradizione
lirica, che un giovane poco più che ventenne ha gettato sulla via,
avvolgendo giovani ed anziani, rende bene l’idea di quanto abbiamo bisogno
d'amore. Perchè “A
Banda” non viene intonando una marcia militare, votata alla guerra.
Non invita ad uccidere il nemico, non ha nemici, né a celebrare con
una piramide di camelie e discorsi le conquiste della violenza. Questa banda
è d'amore, preferisce strappare cuori (secondo le parole del direttore
d'orchestra Anacleto Medeiros)
facendo penetrare in loro il fuoco che brucia senza farsi vedere, la soddisfazione
insoddisfatta, il dolore che stordisce senza fare male, aprire la ferita che
duole e non si sente, come ha spiegato un vecchio ed immortale portoghese
specialista in sentimenti.
Il mio partito è preso. Non l’ARENA né l’MDB (partiti
brasiliani dell’epoca); sono di quel partito aggregativo e superiore
alle classificazioni d’emergenza, che trova nella banda il rimedio,
il rifugio, la soluzione. Non obbedisce a calcoli di utilità momentanea,
non ammette le incapacità né gli spazi per impedirle, e soprattutto
non è un partito, ma il desiderio, la volontà di comprendere
attraverso l'amore, e d'amare con la comprensione.
Se una banda sola mette festa in tutta la città e fa apparire la luna
piena nel cielo confuso, crivellato di segni minacciosi, è perché
vi è una bellezza generosa e solidale nella banda, vi è un'indicazione
chiara per tutti quelli che hanno la responsabilità di comando e per
coloro che vengono comandati, per coloro che contano denaro e coloro che non
ne hanno da contare e ancor meno da spendere, per i maligni e i contrariati,
per i vendicativi e gli odiati, per gli ambiziosi e tutti, ma proprio tutti
quelli che potrei elencare qui se solo disponessi dell’intera pagina.
Le cose d'amore sono finezze che si offrono a chiunque le sappia coltivare,
diffondere, cominciando dal desiderio che fioriscano. E non si limitano al
giardinetto particolare degli affetti che riempie il settore della nostra
vita personale: comprende territori infiniti, nelle relazioni umane, nel paese
come entità sociale carente d'amore, nell’universo-mondo in cui
la voce del Papa echeggia
come una tromba lontana, che chiama il vecchio debole, il giovane brutto,
l’uomo serio, il guardiano del faro... tutti quelli che sentono la banda
passare, e per alcuni minuti si sentono migliori. E se ciò che era
dolce è finito, dopo che la banda è passata, che venga un’altra
banda, Chico, e che mai una
banda come quella tralasci di musicare l'anima della gente.
Da Carlos
Drummond de Andrade Correio da Manhã, 14/10/66
